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Altri libriDzogchen and Padmasambhava (1990);Glimpse After Glimpse (1995)
Sogyal Rinpoche racconta che quando cresceva in Tibet la morte era una parte naturale della vita. Da bambino vide con i suoi occhi morire le persone intorno a sé, e vide come maestri e praticanti affrontavano la morte con calma, sostenuti fino all’ultimo dalla compagnia e dalla pratica spirituale.
Arrivato in Occidente, rimase sorpreso nel vedere che la società moderna evita quasi del tutto la morte: la si nasconde negli ospedali, non se ne parla e non ci si prepara, come se non dovesse accadere finché non ci si pensa. Il risultato è che la maggior parte delle persone incontra la morte con paura e panico, e chi sta morendo spesso se ne va da solo, in un ambiente medico freddo.
Secondo lui questo rifiuto della morte rende superficiale anche il modo di vivere: passiamo la vita a inseguire cose che alla fine non possiamo portare con noi, così presi da non chiederci mai davvero che senso abbia vivere. Questo libro vuole esprimere la saggezza del buddismo tibetano sulla vita e sulla morte in un linguaggio comprensibile alle persone di oggi, e lui lo chiama un nuovo “libro tibetano del vivere e del morire”.
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