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Altri libriModernità e Olocausto (1989);Amore liquido (2003);Vita liquida (2005);Vite di scarto (2004)
Bauman sostituisce la solita distinzione tra “moderno” e “postmoderno” con quella tra “solido” e “liquido”. Dice che la società moderna è nata sciogliendo i solidi: smantellando identità, religioni e comunità tradizionali. Ma, distrutte le vecchie istituzioni, la prima modernità ne costruì di proprie, rigide: grandi fabbriche, impieghi a vita, stati nazionali stabili. Questa è la modernità solida.
Oggi la società è entrata nella modernità liquida: come un liquido, fatica a mantenere a lungo la stessa forma e scorre e cambia di continuo. Bauman riprende la celebre frase del Manifesto del Partito Comunista di Marx, “tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria”, e sostiene che si è realizzata davvero solo nell’epoca della modernità liquida.
Bauman ha tenuto apposta la parola “modernità”, perché vede il presente in continuità con il passato ma diverso da esso, non come una rottura netta: la tendenza all’individualizzazione iniziata nella modernità solida raggiunge il suo estremo in quella liquida. Il libro parte da cinque concetti: emancipazione, individualità, tempo e spazio, lavoro, comunità.
Bauman ha attraversato i momenti più pessimisti e più ottimisti dell’intero Novecento, dall’Olocausto alla caduta del Muro di Berlino. Le sue prime ricerche riguardavano il modo in cui la modernità cancella la morale; negli anni Novanta vide i cambiamenti portati da globalizzazione e consumismo e con questo libro formulò il suo concetto più originale.
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